Nessuna condanna per i siti peer to peer

29 gennaio 2008
E’ stato fatto forse il primo passo verso l’impunibilità del peer to peer. A farlo il tribunale di Roma che, suscitando grande clamore, ha archiviato un’indagine per violazione dei diritti di autore da parte di tre siti di file sharing. Si tratta dei ben noti bearshare.com, emuleitalia.net e bittorrent.com. Il motivo addotto dal giudice per le indagini preliminari di Roma, Carla Santese, è che non è possibile dare rilevanza giuridica ad un fenomeno così diffuso da renderne difficile la criminalizzazione e impossibile l’accertamento.
I portali infatti si limitano a autenticare l’utente salvo poi smistarlo verso altre reti "rendendone – secondo le parole del magistrato – difficile l’identificazione e ponendo seri dubbi non solo di indagine ma anche di giurisdizione in quanto lo scambio spesso avviene "estero su estero". L’indagine sui tre siti è stata richiesta da una società che lamentava la violazione dell’art. 14 della legge 248/2000 che punisce la duplicazione di qualsiasi opera dell’ingegno per uso non personale con una multa fino a 2mila euro e quella a fini di lucro con la multa da due a quindici mila euro e reclusione fino a 4 anni. Pronta la replica della Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), la quale chiarisce che, in realtà, la decisione del tribunale non significa che "scaricare" musica non sia reato ma soltanto che non sia contrario alla legge offrire informazioni relative a programmi per fare peer to peer. L’attività dei singoli utenti invece era, e resta, punibile.
In realtà la recente sentenza è perfettamente in linea con la numero 149 della Corte di Cassazione che ha stabilito la liceità del download se senza fine di lucro. La Corte ha precisato in sede di pronuncia del verdetto che la propria decisione si fonda sulla legge del diritto d’autore (per essere più precisi la n.633/1941) scaricare e condividere, tramite Internet, file contenenti opere protette da copyright non è reato "quando l’attività è posta in essere senza scopo di lucro e per uso personale. Dallo stesso principio parte la decisione del Gip di Roma, il quale ha archiviato l’indagine perché di fatto è pressoché impossibile accertare il fine lucrativo o di condivisione di chi scarica musica dai siti che mettono a disposizione piattaforme per il p2p.
Sul fronte Qtrax invece, il nuovo servizio online di file sharing che consente agli utenti di scaricare gratuitamente brani musicali da Internet, è ancora tutto fermo. O meglio, il sito aprirà ma non sarà possibile scaricare la musica, almeno per il momento. Non sono stati ancora siglati tutti gli accordi con le major. Warner non ha dato il suo benestare all’utilizzo dei propri contenuti sul sito e con Universal ed Emi le trattative sono in corso.
 
 

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