Cina, dopo la censura i post a pagamento

Nuova forma di propaganda per promuovere i valori nazionalisti

Lo strapotere alle recenti Olimpiadi ha certamente contribuito a far impennare l’orgoglio nazionalista della Cina. Anche su Internet gli umori sono iniziati a cambiare, con molti utenti che rivendicano la superiorità della propria patria su blog e forum. Tanto che il governo, solitamente molto restrittivo quanto a libertà di espressione online, ha ora deciso di far leva su questo sentimento diffuso per sperimentare una nuova carta propagandistica: retribuire gli utenti che parlano bene della nazione online.

50 CENTESIMI A POST – Elogiare le decisioni del governo centrale con i propri amici di social-networking. Diffondere i discorsi dei leader nazionali sui forum di attualità o su Twitter. Rispondere, colpo su colpo, agli insulti che provengono dall’estero, come nel caso della recente uscita del presentatore della Cnn Jack Cafferty («I cinesi sono gli stessi teppisti e delinquenti che erano 50 anni fa»), che è costata una mini-crisi diplomatica e l’oscuramento del sito dell’emittente statunitense in Cina. Pechino ha deciso di andare oltre la semplice arma della censura preventiva, incoraggiando gli utenti che difendono attivamente la patria online, con un risarcimento è di 50 centesimi cinesi ad intervento. Secondo il quotidiano The Guardian, la strategia sembra funzionare alla grande. Anche perché la Cina può contare su un esercito di 350 mila utenti che sono stati già coinvolti in questa nuova forma di propaganda dal basso. All’Università di Shanghai sono stati «assunti» 500 studenti per moderare i forum più caldi, soprattutto in caso di proteste popolari. «E’ una combinazione di guadagno economico e responsabilità politica» ha spiegato Oiwan Lam, blogger di Hong Kong.

ASTROTURFING – In realtà le autorità cinesi non hanno inventato nulla di nuovo. Hanno semplicemente fatto propria una tecnica di marketing utilizzata da tempo negli Stati Uniti e che sta conoscendo una nuova fortuna online, dove il passa-parola e la «viralità» sono diventati i nuovi ingredienti chiave delle campagne pubblicitarie di successo. In inglese esiste anche un neologismo per indicare questo fenomeno: Astroturfing. Il termine deriva dal nome di una nota azienda produttrice di erbetta sintetica e si contrappone a «grassroot» (che vuol dire invece «erba spontanea» e indica anche i movimenti nati dal basso).

EUROPA SEVERA – Nike, Coca-Cola, L’Oréal, Microsoft, Wal-Mart: tutte queste aziende occidentali negli scorsi anni sono state accusate di astroturfing. L’esempio più eclatante è la creazione di un falso blog (chiamato in gergo «flog» ) che parla bene di un prodotto ma in realtà è gestito da persone pagate dalle agenzie di comunicazione. Molte altre compagnie spingono i propri dipendenti a intervenire nei forum in maniera anonima per promuovere i propri prodotti a discapito della concorrenza. E anche John McCain di recente è stato accusato di astroturfing: per rispondere all’offensiva sul web di Obama, il suo staff ha iniziato a regalare libri e poster firmati ai sostenitori più attivi. In Europa le aziende devono fare molta più attenzione: una direttiva europea entrata in vigore dall’inizio dell’anno prevede multe fino a 500 mila euro. Sicuramente Pechino per il momento si guarderà bene dall’applicare un simile provvedimento: il primo ad essere multato potrebbe essere il suo stesso governo.

Nicola Bruno (found by tox su http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_settembre_23/cina_post_pagamento_e8ec8160-8967-11dd-8235-00144f02aabc.shtml)

trovo oltremodo.. come dire.. vergognosa questa nuova forma di disinformazione politica e sfruttamento della povertà indotta dal regime comunista stesso che la usa contro il proprio popolo e il mondo..
brusarli tutti!

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