Infrazioni stradali, anche i vigili sbagliano

Lo dice la Cassazione. Gli agenti hanno “percezioni soggettive” come tutti e i verbali possono essere contestati

Errare è umano
. E poiché i vigili urbani sono uomini, anche loro possono sbagliare. Si chiama sillogismo ed è un elementare meccanismo logico. Ma può tornare utile in una quantità di situazioni pratiche: ad esempio per contestare le multe. Finora più o meno tutti lo abbiamo utilizzato – forse senza saperlo – quando, “pizzicati” dal vigile per un passaggio col rosso, abbiamo protestato dicendo: guardi che era ancora giallo, lei non ha visto bene… Quasi sempre però la discussione finiva col verbale. Ma se è la corte di cassazione a usare lo stesso procedimento teorico le cose cambiano.

Dopo anni di contestazioni a vuoto, finalmente anche i supremi giudici hanno riconosciuto la “fallibilità” dei vigili. Ecco il caso: un’automobilista romana, fermata per un passaggio col semaforo rosso, aveva successivamente contestato la multa davanti al giudice di pace. La signora però non aveva sporto “querela di falso“, che è l’unico procedimento davanti al giudice con cui si può invalidare il contenuto di un atto pubblico, come il verbale dei vigili appunto. In altre parole, è (o meglio, era) l’unico modo per far riconoscere che quello che l’agente ha scritto nel verbale non è vero. Mancando questa contestazione formale, il giudice di pace aveva convalidato la multa sostenendo che il giudizio del vigile è insindacabile.

Realtà ingannevole anche per i vigili

Ma la Cassazione, in una recentissima sentenza (la n. 21816/08), ha ribaltato questo punto di vista: per mettere in discussione le conclusioni degli agenti del traffico non è necessaria la querela. I giudici ritengono che il verbale non ha valore di “piena prova” per i “giudizi valutativi” espressi da un pubblico ufficiale. Questo perché i fatti, si legge nella sentenza,

“in ragione delle loro modalità di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obiettivo, e abbiano pertanto potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento”.

Tradotto significa che anche l’occhio del vigile può essere ingannato da ciò che avviene in movimento e in pochi secondi. E dunque, anche se messa nero su bianco nel verbale, la versione dei fatti degli agenti non è legge. Chiaramente per contestare il verbale occorrono prove contrarie, ad esempio delle testimonianze dirette. Ma diciamolo: la Cassazione ha realizzato il desiderio di ogni automobilista. Ma quella che dovrebbe essere una constatazione di puro buon senso non rischia di diventare un pericoloso precedente per chi è allergico alle regole del codice della strada? (A.D.M.)

 

da http://lavoro.economia.alice.it/racconti/contestazione_vigili.html

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