INQUINAMENTO: I media parlano di Milano e dei continui “sforamenti” ma è Napoli la regina delle Pm10 nel 2009.

da terranews.it

A Milano c’è il problema inquinamento. Giornali e tg ci informano puntualmente su quanti sforamenti del livello di PM10 ci sono stati dall’inizio dell’anno, quante multe, quanti blocchi, quali le proteste delle mamme antismog, di medici e cittadini preoccupati. La preoccupazione per l’inquinamento atmosferico è giustificata: la presenza elevata nell’aria del PM10, particolato con diametro uguale o inferiore a 10 µm (pari ad 1/5 di un capello), è stata messa in relazione diretta con la salute dell’uomo.

Nel 2006 uno studio dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha rivelato che in 13 città d’Italia 8.220 morti l’anno sono attribuibili al PM10 per concentrazioni superiori ai 20 µg/m³. Questo valore equivale al 9% della mortalità per tutte le cause naturali nella popolazione oltre i 30 anni di età. In positivo, la riduzione della concentrazione di PM10  è direttamente proporzionale all’allungamento dell’aspettativa di vita: ogni 10 microgrammi per metro cubo di Pm10 in meno, aumento l’aspettativa di vita media di circa sei mesi.

Per regolamentare tali emissioni la Commissione europea ha determinato dei limiti: il PM10 nell’aria non può superare 50 µg/m³ al giorno (valore medio misurato su 24 ore) per più di 35 giorni all’anno, e la media annuale non deve superare i 40 µg/m³. Da dove proviene il PM10? Da fonti che sono in minima parte naturali (l’erosione del suolo, gli incendi, il sale marino) ma soprattutto artificiali: traffico urbano, impianti di riscaldamento, industrie, centrali elettriche, inceneritori, ecc. La sorpresa è che, se Milano è “la città dello smog”,  nel 2009 la “regina” degli sforamenti, come faceva notare il vicesindaco di Milano, è stata Napoli, con 176 sforamenti in un anno (circa cinque volte di più del lecito).

Il 2010  riconferma tale tendenza, visto che, se Milano ha già visto 25 sforamenti, Napoli non è da meno con ben 20 sforamenti, contro i 16 registrati l’anno precedente nello stesso periodo dell’anno. Mentre nel mondo il tema inquinamento e PM10 è trattato in maniera seria e scientifica, a Napoli da due anni si adducono scusanti fantasiose o comunque non risolutive, come l’incidenza dei paesi limitrofi, il porto ed  il malfunzionamento delle centraline di rilevamento dell’Arpac.

Secondo l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente, dati 2006) le pm10 a Napoli sono composte al 48% dal trasporto su strada, al 23% dal riscaldamento, al14% dall’industria ed al 16% da altri trasporti. Prendiamo solo due esempi: il trasporto urbano e il porto. Riguardo al trasporto su strada, il parco macchine napoletano risulta essere tra i più obsoleti d’Italia. Il 27% delle auto, il 19% degli autobus e circa il 40% dei camion merci che circolano hanno più di 20 anni, e il 70% delle autovetture non è euro 3 o 4 (analisi Euromobility del 31 dicembre 2008).

Le velocità medie di spostamento, un ottimo indicatore del traffico in città, rivelano che, rispetto ad altre città d’Italia, a Napoli la velocità media per gli spostamenti in auto è la più bassa (20 km/h), gli autobus sono i più lenti (10 km/h) (Rapporto Cittalia 2009 Città Mobili) e per i taxi non va meglio, visto che in 4-6 ore non riescono a percorrere più di 50/60 km. Per quanto riguarda il porto, poi, più volte esso è stato tirato in causa, ma anche in questo caso ciò non trova eccessive giustificazioni perché il traffico merci nel porto è solo poco più intenso che altrove e comunque non è aumentato di molto negli ultimi anni.

Anche per il caso delle concentrazioni di pm10 , quindi, come per la raccolta differenziata che abbiamo presentato la scorsa settimana, pare che il problema non sia né stato centrato né analizzato a dovere, nonostante il fatto che dal 2008 ad oggi si è assistito ad un’impennata dei giorni di sforamenti, che avrebbe dovuto accelerare ogni verifica. A parte le polemiche e gli stop al traffico – spesso programmati con scarso anticipo -, non si è vista una politica di analisi seria del problema. Sulla salute non si scherza.

Se c’è un problema smog a Napoli va fatto tutto il possibile per risolverlo, individuando le cause principali e limitandone gli effetti negativi, se si pensa che le centraline sono mal funzionanti non ci dovrebbe volere molto tempo per verificarlo. Rimane un mistero la poca attenzione degli organi di informazione e dell’opinione pubblica campana a questa problematica. Le pm10 provocano danni alla salute a Milano come a Napoli, ma qui a Napoli forse la rassegnazione generale ha annullato la speranza di cambiare qualcosa.

fosse l’inquinamento il problema lì……

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